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Relazione Idrogeologia
Dott. Geol. Luca Bargagna
Ass. Prof.le Studio GAIA
Via Lenin, 132/Q – Loc. San Martino Ulmiano
56017 San Giuliano Terme (PI)
Tel/Fax +39 050 9910582 e‐mail: l.bargagna@studiogaia.net
10/03/2020
Denuncia di sostituzione pozzi ai sensi dell’art.70 comma 4 del DPGR 61/R/2016 – Variante non sostanziale alla concessione di derivazione di acqua sotterranea – Pratica n.1189 Camp Darby – Leghorn Depot
Denuncia di sostituzione pozzi ai sensi dell’art.70 comma 4 del DPGR 61/R/2016 ‐ Variante non sostanziale alla concessione di derivazione di acqua sotterranea ‐ Pratica n.1189 – Camp Darby ‐ Leghorn Depot
Relazione idrogeologica
SOMMARIO
1 Premessa
2 Inquadramento geologico
2.1 Geologia, geomorfologia e litotecnica
2.2 Idrografia e Idrogeologia
3 Utilizzo della risorsa
3.1 Pozzo n.1 (identificativo RT n.6452):
3.2 Pozzo n.2 (identificativo RT n.6453):
3.3 Pozzo n.3 (identificativo RT n.6451):
Denuncia di sostituzione pozzi ai sensi dell’art.70 comma 4 del DPGR 61/R/2016 ‐ Variante non sostanziale alla
Relazione idrogeologica
1 Premessa
La presente relazione idrogeologica è stata elaborata su incarico della USAG Italy Darby Military Community, con sede a Pisa in Via Vecchia Livornese n.788, nell’ambito della denuncia di sostituzione di n.3 pozzi esistenti all’interno della “Depot and Storage Area” della base militare Camp Darby.
Ai sensi dell’art.70 comma 4) del DPGR 61/R/2016, l’intervento si configura come una variante non sostanziale alla concessione di derivazione di acque sotterranee attualmente in essere (rif. prat.
n.1189) per uso igienico e assimilati.
Trovandosi in area militare, dei 3 pozzi esistenti non è possibile fornire la documentazione catastale e fotografica.
La presente relazione è stata elaborata secondo le indicazioni della normativa vigente in materia di concessioni di derivazione di acque sotterranee (DPGR 61/R/2016).
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Denuncia di sostituzione pozzi ai sensi dell’art.70 comma 4 del DPGR 61/R/2016 ‐ Variante non sostanziale alla
Relazione idrogeologica
I depositi del Miocene superiore sono costituiti da conglomerati, argille e gessi, fino ad arrivare alle sabbie, argille e conglomerati della fine del Miocene. Questi depositi sono caratteristici di un bacino ristretto, con acque poco profonde.
Nel Pliocene inferiore (5 M.a.) la regione pisana è ancora sommersa, ed una intensa subsidenza porta ad un ampliamento del bacino marino. I depositi che caratterizzano questa epoca sono prevalentemente argillosi ed evolvono a facies sabbiose. A metà del Pliocene si assiste ad una regressione marina che porta ad una completa emersione nel Pliocene superiore; inizia quindi a delinearsi il sistema idrografico dell’Arno e del Serchio, che incidono i precedenti depositi marini.
Nel corso del Pleistocene assumono grande importanza le oscillazioni eustatiche del livello del mare, collegate con le alternanze caldo ‐ freddo dei cicli glaciali.
Le Sabbie ed argille ad Artica, che si trovano in affioramento sulle Colline Pisane e Livornesi, corrispondono alla fase trasgressiva del ciclo sedimentario del Pleistocene inferiore. In concordanza con questi depositi si trovano le Sabbie di Nugola vecchia, che rappresentano, con facies di spiaggia prima sommersa, poi emersa, di duna e di laguna retrolitorale, la fase regressiva dello stesso ciclo sedimentario. Un episodio di erosione, a causa dell’emersione della regione, precede la deposizione delle ghiaie che caratterizzano il substrato della pianura pisana. Queste ghiaie sono note come Conglomerati dell’Arno e del Serchio da Bientina e corrispondono alla fase anaglaciale di grande umidità ed approfondimento fluviale del Würm II. La loro importanza, da un punto di vista idrogeologico, per la pianura di Pisa è fondamentale, in quanto questo livello alimenta migliaia di pozzi per acqua. Il livello è caratterizzato da depositi ciottolosi grossolani, tra i cui elementi sono riconoscibili quarziti e calcari cristallini provenienti dal Monte Pisano e dalle Apuane; essi devono essere stati trasportati dal paleo Serchio da Bientina, che confluiva nell’Arno presso Calcinaia.
In Figura 2 (vedi pagina seguente) è riportato un estratto della Carta Geologica di supporto al Piano Strutturale del Comune di Pisa, da cui si evince che l’area è ubicata al passaggio tra i depositi sabbiosi dei lidi e dune litoranee (sigla “d” in figura) ed i depositi alluvionali prevalentemente argillosi, torbe palustri e depositi di colmata (sigla “at” in figura). Le indagini geognostiche di dettaglio eseguite, di cui si tratterà diffusamente nei paragrafi successivi, hanno confermato la presenza di terreni appartenenti alla prima classe descritta (sabbie).
Da un punto di vista litotecnico, secondo quanto indicato nella Carta litotecnica di supporto al P.S.
del Comune di Pisa, i depositi sabbiosi presenti nell’area di indagine ricadono nella categoria litotecnica delle sabbie (s), costituite da sabbie a composizione principalmente quarzosa, talora con intercalazioni di sabbie limose con Lamellibranchi.
La coesione delle sabbie è nulla, mentre l’angolo di attrito interno varia tra un minimo di 28° e massimi intorno a 43°; la densità relativa DR è compresa tra minimi attorno al 52% e massimi che in rari casi possono raggiungere il 100%.
Il peso di volume varia tra minimi intorno a 1,80 Mg/m3 per le sabbie con contenuto limoso, fino a valori massimi di 2,08 Mg/m3 per le sabbie pure più addensate. Nei primi 10 metri di profondità, infine, la RP del penetrometro statico è generalmente maggiore di 45 kg/cm2, con punte massime fino a 250 kg/cm2.
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Denuncia di sostituzione pozzi ai sensi dell’art.70 comma 4 del DPGR 61/R/2016 ‐ Variante non sostanziale alla
Relazione idrogeologica
Per lo scolo delle acque meteoriche la pianura di Pisa è servita da un reticolo idraulico che si articola in canali, in parte tra loro comunicanti. L’area in esame non fa comunque parte di alcun bacino di bonifica.
L’area di studio non rientra tra le “aree allagabili”, come indicato nella Carta delle aree allagabili di supporto al P.S. del Comune di Pisa.
Da un punto di vista idrogeologico i sedimenti che formano la pianura di Pisa sono costituiti da diverse centinaia di metri di argille, sabbie e ghiaie deposte in ambienti diversi tra loro (si passa dall’ambiente continentale costiero all’ambiente marino fino ad ambienti palustri o lacustri).
Lo studio delle stratigrafie dei pozzi perforati nell’area pisana ha portato all’identificazione di un livello di sabbie di spessore variabile da pochi metri ad alcune decine di metri, il cui tetto è situato a profondità variabili tra 30 e 50 metri, sede di una falda artesiana che in letteratura è stata indicata come prima falda artesiana in sabbia.
Le sabbie che costituiscono questo acquifero hanno una granulometria da fine a molto fine, sono talvolta limose e contengono intercalazioni sia limo‐argillose sia sabbiose grossolane (fino a ghiaiose ciottolose). Il coefficiente di permeabilità di questi depositi non è molto alto ed è in media dell’ordine di 10‐5‐10‐4 m/s.
Sempre dalle analisi delle stratigrafie dei pozzi è stato identificato un secondo acquifero di spessore variabile, più profondo, composto in prevalenza da ghiaie di origine alluvionale, situato a profondità maggiori di 100 metri al di sotto della città di Pisa. Anche questo acquifero è sede di una falda artesiana, conosciuto in letteratura come prima falda artesiana in ghiaia.
Questo secondo acquifero è costituito da ciottoli e ghiaie di litologia e dimensioni differenti, talora con matrice sabbiosa, con intercalazioni di livelli francamente sabbiosi. Il coefficiente di permeabilità di questi depositi è elevato, dell’ordine di 10‐3‐10‐2 m/s.
Complessivamente la componente fondamentale nell’alimentazione degli acquiferi descritti è riferibile a infiltrazione di acque meteoriche che vengono rilasciate attraverso l’acquifero carbonatico del Monte Pisano e attraverso le propaggini dei coni di deiezione nella pianura. Aree di ricarica diretta sono anche gli apparati dunali costieri, dove affiorano depositi sabbiosi in collegamento idraulico con vari livelli acquiferi confinati della pianura.
Dall’analisi della Carta Idrogeologica e dai dati forniti dalle indagini geognostiche di supporto al Piano Strutturale del Comune di Pisa, nell’area in esame il livello della falda si attesta ad una quota di circa ‐0,50 metri s.l.m.m., quindi ad una profondità di circa 3,50 metri rispetto al piano di campagna. L’andamento della falda in questo tratto è grossomodo E W, in direzione della linea di costa.
Denuncia di sostituzione pozzi ai sensi dell’art.70 comma 4 del DPGR 61/R/2016 ‐ Variante non sostanziale alla
Relazione idrogeologica
3 Utilizzo della risorsa
Le attività connesse all’emungimento delle acque sotterranee sono essenzialmente di tipo igienico e assimilato, connesse alle operazioni di logistica e manutenzione necessarie all’espletamento delle operazioni svolte all’interno della base militare (in particolare lavaggio mezzi ed antincendio).
Attualmente le acque emunte dai 3 pozzi vengono convogliate mediante tubazioni in acciaio zincato verso un serbatoio in cemento ubicato nella stessa area ove sono situati i pozzi; dal serbatoio di raccolta le acque vengono poi convogliate ai vari punti di utilizzo mediante pompe di rilancio.
Come comunicato in occasione della presentazione della domanda di concessione di derivazione, per nessuno dei 3 pozzi esistenti inseriti all’interno della pratica n.1189 è presente una documentazione certa sulla data di esecuzione e sulla stratigrafia dei terreni intercettati.
Nel corso degli ultimi anni la produttività dei 3 pozzi è andata progressivamente diminuendo, con ogni probabilità a causa del progressivo interramento ad opera del materiale fine richiamato dal pompaggio, unitamente ad una progressiva erosione dei filtri.
La sostituzione dei pozzi malfunzionanti appare quindi ancora più importante nell’ottica di consentire la ricostruzione delle effettive caratteristiche geometriche ed idrogeologiche dell’acquifero emunto in seguito alla perforazione dei nuovi pozzi, su cui saranno eseguite le prove di portata ed analisi chimico‐fisiche previste dalla normativa vigente.
Di seguito si elencano le caratteristiche note dei 3 pozzi attualmente esistenti, che si prevede di sostituire con pozzi aventi le medesime caratteristiche.
3.1 Pozzo n.1 (identificativo RT n.6452):
Coordinate Gauss‐Boaga: 1.609.020 E – 4.830.240 N
Profondità presunta: 60 metri dal piano di campagna
Diametro perforazione: 500 mm
Posizionamento filtri: sconosciuto
Diametro tubazione di mandata: 3”
Tipologia pompa: elettrosommersa da 6” con portata massima 45 m3/h
Livello statico falda: ‐3,63 metri dal p.c.
La prova di portata a gradini condotta nel 2008 ha evidenziato il non raggiungimento della portata critica con una portata di 45 m3/h (12,5 l/s), confermando le buone potenzialità dell’acquifero.
Denuncia di sostituzione pozzi ai sensi dell’art.70 comma 4 del DPGR 61/R/2016 ‐ Variante non sostanziale alla
Relazione idrogeologica
3.2 Pozzo n.2 (identificativo RT n.6453):
Coordinate Gauss‐Boaga: 1.609.060 E – 4.830.260 N
Profondità presunta: 32 metri dal piano di campagna
Diametro perforazione: 400 mm
Posizionamento filtri: sconosciuto
Diametro tubazione di mandata: 3”
Tipologia pompa: elettrosommersa da 6” con portata massima 25 m3/h
Livello statico falda: ‐3,49 metri dal p.c.
critica con una portata di 22 m3/h (6,1 l/s), confermando le buone potenzialità dell’acquifero.
3.3 Pozzo n.3 (identificativo RT n.6451):
Coordinate Gauss‐Boaga: 1.609.010 E – 4.830.200 N
Profondità presunta: 32 metri dal piano di campagna
Diametro perforazione: 400 mm
Posizionamento filtri: sconosciuto
Diametro tubazione di mandata: 2”
Tipologia pompa: elettrosommersa da 4” con portata massima 7 m3/h
Livello statico falda: ‐2,87 metri dal p.c.
critica con una portata di 7 m3/h (1,9 l/s), confermando le buone potenzialità dell’acquifero.
A disposizione per approfondimenti e chiarimenti, Dott. Geol. Luca Bargagna
San Giuliano Terme (PI), 10.03.2020
| 2020-03-09T16:22:18+0000 | |
| BARGAGNA LUCA |
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