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Assovernici, che rappresenta marchi leader del mercato italiano dei prodotti vernicianti, ha realizzato questo manuale dedicato a tutti gli operatori del settore: progettisti, tecnici, imprese di applicazione, distributori.

Questa opera, prodotta con il contributo dei tecnici delle aziende produttrici associate, si propone di:

riunire, in un insieme organico, gran parte delle conoscenze riconducibili a norme e leggi, tecniche applicative e di analisi, cicli, colorimetria, uso e comprensione dei prodotti, ecc., riconducibili al tema “pitture per facciate esterne” diffondere tali conoscenze ed esperienze pratiche al fine di contribuire al miglioramento del patrimonio edilizio italiano, sia storico che contemporaneo.

Ovviamente, considerando la vastità del tema, il presente lavoro non può essere esaustivo tali e tanti sono i problemi e le situazioni che si presentano nella realtà.

Ma non è questa la finalità di questo manuale che è da intendersi, invece, come un punto di partenza che bene rappresenta lo spirito che anima le aziende riunite in Assovernici:

COLLABORARE, A UN LIVELLO SUPERIORE AL SOLO MOMENTO COMMERCIALE, PER AGGIUNGERE VALORE AL PROPRIO LAVORO E

A QUELLO DEGLI OPERATORI CHE SI AFFIDANO AI LORO PRODOTTI.

IndIce AnAlItIco pAg. 3 cApItolo 1 - conoscere I prodottI vernIcIAntI pAg. 8 cApItolo 2 - lA normA en 1062 pAg. 20 cApItolo 3 - AnAlIsI dello stAto deI supportI pAg. 34 cApItolo 4 - come sceglIere unA fInIturA per esternI pAg. 46 cApItolo 5 - ApplIcAzIone deI prodottI per esterno pAg. 56 cApItolo 6 - I problemI delle vernIcIAture: rIconoscerlI per evItArlI pAg. 66 cApItolo 7 - Il colore pAg. 84 cApItolo 8 - le norme, le leggI pAg. 98

AppendIce - glossArIo tecnIco pAg. 104

Indice

Capitolo 1 - Conoscere i prodotti Vernicianti

1.1 cennI storIcI pAg. 8

1.2 defInIzIonI pAg. 8

1.3 lA composIzIone pAg. 9

1.3.1 I legAntI pAg. 9

1.3.2 I pIgmentI pAg. 13

1.3.3 le cArIche pAg. 14

1.3.4 solventI e dIluentI pAg. 15

1.3.5 AddItIvI pAg. 16

ApprofondImento tecnIco pAg. 17

Capitolo 2 - La Norma EN 1062

2.1 IntroduzIone pAg. 20

2.2 clAssIfIcAzIone generAle pAg. 23

2.2.1 brIllAntezzA pAg. 23

2.2.2 spessore dellA pellIcolA pAg. 23

2.2.3 grAnulometrIA pAg. 23

2.2.4 permeAbIlItà Al vApore Acqueo pAg. 24

2.2.5 permeAbIlItà All’AcquA lIquIdA pAg. 24

2.2.6 resIstenzA Alle screpolAture pAg. 27

2.2.7 permeAbIlItà All’AnIdrIde cArbonIcA pAg. 28

2.2.8 codIfIcA del prodotto pAg. 29

2.3 AllegAto AllA normA pAg. 31

Capitolo 3 - Analisi dello Stato dei Supporti

3.1 tIpI dI supporto e prIncIpAlI forme dI degrAdo pAg. 34

3.1.1 cAlcestruzzo pAg. 34

3.1.2 IntonAco pAg. 34

3.1.3 mAttonI A vIstA pAg. 36

3.1.4 pIetre nAturAlI pAg. 36

3.1.5 coccIopesto pAg. 37

3.1.6 vecchIe pItture e rIvestImentI pAg. 37

Indice analitico

3.2 metodI dI AnAlIsI deI supportI pAg. 38

3.2.1 verIfIcA dell’ AdesIone pAg. 38

3.2.2 verIfIcA dell’ AssorbImento pAg. 39

3.2.3 verIfIcA delle resIstenze meccAnIche pAg. 40

3.2.4 verIfIcA dello sfArInAmento pAg. 40

3.2.5 verIfIcA dellA presenzA dI cAvIllAture pAg. 41

3.2.6 verIfIcA dellA presenzA dI efflorescenze pAg. 41

3.2.7 contAmInAzIone dA Alghe e muffe pAg. 41

3.2.8 verIfIcA umIdItà dI rIsAlItA pAg. 42

3.2.9 verIfIcA dellA omogeneItà del supporto - rAppezzI pAg. 42

3.2.10 verIfIcA dellA nAturA dellA fInIturA esIstente pAg. 42

3.2.11 strumentI dI IndAgIne pAg. 43

Capitolo 4 - Come scegliere una Finitura per Esterni

4.1 prodottI A bAse dI cAlce pAg. 46

4.2 prodottI A bAse dI sIlIcAto dI potAssIo pAg. 48

4.3 prodottI A bAse dI resIne orgAnIche pAg. 50

4.4 prodottI A bAse dI polImerI sIlossAnIcI ( metIl - sIlIconIcI ) pAg. 51

4.5 AnAlIsI compArAtA deI sIstemI dI fInIturA pAg. 53

Capitolo 5 - Applicazione dei Prodotti per Esterno

5.1 prepArAzIone deI mAterIAlI pAg. 56

5.1.1 dIluIzIone pAg. 56

5.1.2 messA In tIntA pAg. 57

5.1.3 AgItAzIone pAg. 57

5.1.4 verIfIcA dellA congruItà del mAterIAle pAg. 58

5.2 ApplIcAzIone e funzIone deI fondI pAg. 58

5.2.1 lA funzIone del fIssAtIvo consolIdAnte pAg. 59

5.2.2 lA funzIone del fondo o prodotto IntermedIo pIgmentAto pAg. 59

5.2.3 fondo IntermedIo dI AdesIone per sIstemI mInerAlI pAg. 59

5.2.4 fondo IntermedIo rIempItIvo pAg. 60

5.3 ApplIcAzIone delle fInIture pAg. 60

5.4 rIspetto delle tempIstIche pAg. 61

5.5 le condIzIonI AmbIentAlI pAg. 61

5.6 glI strumentI dI ApplIcAzIone pAg. 62

Capitolo 6 - I Problemi delle Verniciature:

riconoscerli per evitarli

6.1 degrAdI dellA fInIturA nel tempo pAg. 66

6.1.1 degrAdo cAusAto dAll’AcquA pAg. 66

6.1.2 cAvIllAture e fessurAzIonI pAg. 68

6.1.3 crepe dA AssestAmento pAg. 71

6.1.4 dIstAcco deglI IntonAcI pAg. 71

6.1.5 crepe frA dIversI tIpI dI murAture pAg. 72

6.1.6 efflorescenze pAg. 72

6.1.7 lImItAtA resIstenzA meccAnIcA pAg. 73

6.1.8 formAzIone dI Alghe, muffe-funghI, e elevAtA presA dI sporco pAg. 73

6.2 dIfettI dI ApplIcAzIone pAg. 74

6.2.1 scArsA quAlItà estetIcA dellA fInIturA pAg. 74

6.2.2 Avverse condIzIonI AtmosferIche pAg. 77

6.3 ApprofondImento tecnIco: Il bIodegrAdo pAg. 79

Capitolo 7 - Il Colore

7.1 lA percezIone del colore pAg. 84

7.2 InfluenzA dellA texture superfIcIAle sullA percezIone del colore pAg. 85

7.3 metAmerIsmo pAg. 85

7.4 sIstemI cromAtIcI e cAmpIonArI InternAzIonAlI pAg. 86

7.5 prIncIpAlI cArAtterIstIche deI pIgmentI pAg. 88

7.6 InfluenzA del supporto sullA durAtA del colore pAg. 89

7.7 IInflussI generAlI sullA resIstenzA del colore pAg. 90

7.8 reAlIzzAzIone deI colorI con sIstemI tIntometrIcI pAg. 92

7.9 ApprofondImento dI colorImetrIA pAg. 93

Capitolo 8 - Le Norme, le Leggi

8.1 lA schedA tecnIcA pAg. 98

8.2 lA schedA dI sIcurezzA pAg. 98

8.3 etIchettAturA deI prodottI vernIcIAntI pAg. 99

8.4 le normAtIve dI prodotto pAg. 101

8.5 gArAnzIe legAlI e convenzIonAlI pAg. 101

Appendice - Glossario tecnico pAg. 104

Capitolo 1- Conoscere i Prodotti vernicianti

L’uso di pitture risale quasi alle origini dell’umanità; fin dai tempi più antichi infatti l’uomo ha sempre utilizzato sostanze coloranti per dipingersi il corpo e per ornare le proprie abitazioni.

Sono note le arti dei “cavernicoli”, che ci hanno lasciato figure rupestri nelle grotte di Spagna, Francia, Svizzera. La datazione di quest’arte viene stimata in migliaia di anni. Lavori importanti si trovano nell’antico Egitto, circa 4.000 anni a.c. Come leganti di pitture venivano utilizzate cere, bitumi e gomme naturali. I primi coloranti utilizzati sono stati le terre colorate (ocre) ed il nero d’ossa (ottenuto per calcinazione);

successivamente si ottennero nuove tonalità di colore macinando particolari pietre, anche preziose, quali ad esempio il blu (lapislazzuli macinati). Nell’antica Grecia ed in epoca romana poi, si assistette alla nascita delle prime vere vernici attraverso l’impiego di oli vegetali che, per azione dell’ossigeno presente nell’aria, essiccano dando luogo alla formazione di un film solido ed impermeabile. Compaiono altresì i primi pigmenti fabbricati dall’uomo (biacca e minio di piombo) e si assiste alla nascita delle prime rudimentali fabbriche di pitture con prodotti che, oltre alla proprietà di decorare ed abbellire, uniscono quella, importantissima, di dare protezione ai materiali sottostanti.

Per due millenni l’empirismo ha dominato questo settore, che potremmo definire pre-industriale, sino all’avvento della chimica moderna che, con l’arrivo delle resine sintetiche, ha dato origine alla prima vera industria dei prodotti vernicianti, una impresa condotta oggi scientificamente. L’industria dei prodotti vernicianti è oggi parte integrante dell’industria chimica, ed il tecnico delle vernici non lavora più attraverso criteri empirici, ma con metodi scientifici e su studi di laboratorio approfonditi.

Allo stesso modo, anche l’applicatore dei “prodotti vernicianti” ha cambiato nel tempo il suo modo di operare, assumendo un approccio sempre più professionale per quanto riguarda la conoscenza dei sistemi e dei prodotti da utilizzare, correlandoli correttamente ai vari supporti ed alle condizioni ambientali.

A proteggere e decorare i supporti su cui vengono applicati. Lo sviluppo del sistema industriale nel secolo scorso, ha generato un radicale cambiamento dell’ambiente, che è diventato sempre più aggressivo nei confronti dei manufatti esposti all’esterno. Di conseguenza è diventato sempre più rilevante il ruolo del prodotto verniciante, nel proteggere i supporti dalle aggressioni chimiche dell’ambiente, oltre al fatto di mettere in risalto l’aspetto cromatico e l’estetica di ogni singola superficie.

Secondo la norma EN 1062 un prodotto verniciante è un prodotto in pasta, liquido o in polvere che, quando applicato ad un substrato, forma un film che possiede proprietà decorative e protettive o altre specifiche proprietà.

Di solito, nel linguaggio comune, i prodotti vernicianti sono detti “vernici”, ma tale definizione è tecnicamente errata. Varie sono le categorie di prodotti che vanno sotto il nome di prodotti vernicianti.

Una prima suddivisione può essere fatta a seconda che il prodotto verniciante si presenti trasparente o coprente.

In questo modo possiamo classificare i prodotti vernicianti in “Vernici” e “Pitture”.

1.2 Definizioni

A cosa servono i prodotti vernicianti?

Che cos’è un prodotto verniciante?

1.1 Cenni storici

Capitolo 1- Conoscere i Prodotti vernicianti

La vernice si presenta normalmente come un liquido trasparente o semitrasparente incolore o colorato che una volta applicato su una superficie in uno strato sottile, forma un film attraverso un processo fisico o chimico-fisico;

tale film lascia intravedere il supporto senza alterare le sue caratteristiche estetiche.

Le vernici sono principalmente costituite da resine naturali o sintetiche disciolte o disperse in un veicolo, che può essere acqua o solvente. Il loro campo d’impiego è soprattutto rivolto alla protezione del legno (storicamente chiamate “flatting”), con applicazioni anche su metalli, pietre naturali, laterizi.

Le pitture sono prodotti vernicianti che oltre all’elemento filmogeno (la resina in grado di formare il film) contengono anche i pigmenti e le cariche, le quali conferiscono al prodotto la proprietà di mascherare il supporto su cui viene applicato, modificandone l’estetica.

Le pitture vengono impiegate principalmente sulle superfici murali, sui serramenti in legno e per la protezione del metallo.

• Assicurare l’adesione del prodotto verniciante al supporto sul quale viene applicato.

• Legare i pigmenti e le cariche.

• Conferire specifiche proprietà al prodotto.

• Fornire un’adeguata durata nel tempo del prodotto verniciante.

• Filmazione fisica

• Filmazione ossidativa

• Filmazione chimica vernIcI:

Leganti - Additivi -

Diluenti ( solventi o acqua ) - Pigmenti semitrasparenti -pItture:

- Leganti

- Pigmenti

- Cariche

- Additivi

- Diluenti ( acqua o solventi )

I componenti principali di un prodotto verniciante si possono classificare come segue:

I leganti sono costituiti principalmente da resine in dispersione acquosa o in soluzione di solventi che da uno stato liquido, passano a quello solido durante il processo di essiccazione (evaporazione del veicolo liquido); essi assolvono alle seguenti proprietà:

I leganti possono essere classificati in vari modi, ad es. in base al meccanismo di filmazione, alla natura chimica del solvente, in base alla natura chimica degli stessi.

In relazione al meccanismo di essiccazione e filmazione i leganti possono essere così suddivisi:

a. Vernici

b. Pitture

1.3 La composizione

1.3.1I leganti

Capitolo 1- Conoscere i prodotti vernicianti 1.2 Definizioni

Sono principalmente usati negli smalti alchidici al solvente o in emulsione acquosa.

In questo caso il polimero, caratterizzato da un peso molecolare non elevato, dopo l’evaporazione del solvente (fase sempre presente) polimerizza ulteriormente assorbendo ossigeno dall’ambiente per mezzo di specifici catalizzatori (essiccativi).

L’aumento del peso molecolare costituisce la struttura finale del film.

Sono principalmente usati nei prodotti bicomponenti di natura poliuretanica ed epossidica. Essi sono composti da polimeri sintetici con funzionalità chimiche che reagiscono a temperatura ambiente con altri polimeri, dando come risultato un nuovo polimero ad alto peso molecolare.

Esistono inoltre leganti speciali come i termoindurenti, gli UV reticolabili, e altri che però trovano un’ impiego marginale nel settore dei prodotti per edilizia.

Un capitolo a parte riguarda i leganti minerali a base calce e silicati.

Volendo classificare i prodotti vernicianti utilizzati in edilizia possiamo distinguere due categorie:

• Prodotti a base acqua.

• Prodotti base solvente.

Sono utilizzati principalmente nelle idropitture, smalti, impregnanti e fissativi murali all’ acqua e al solvente.

Se i prodotti sono a base solvente, il processo è di semplice evaporazione del solvente, senza ulteriori processi chimici o fisici; se al contrario il prodotto è a base acqua, oltre all’evaporazione della stessa vi è il fenomeno della coalescenza. (esempio sotto)

Leganti con filmazione ossidativa

Leganti ad indurimento chimico

Leganti con filmazione fisica

Capitolo 1- Conoscere i prodotti vernicianti 1.3 La composizione

Sono polimeri o copolimeri in emulsione acquosa. Essiccano per coalescenza, ossia per fusione delle particelle di polimero conseguente all’evaporazione dell’acqua. A film essiccato le molecole del legante sono unite da forze di attrazione chimico-fisiche e da legami chimici.

Le più comuni tipologie di leganti sono:

Acriliche: Combinazione di esteri dell’acido acrilico e metacrilico con alcoli quali metanolo, butanolo od alcoli più complessi (butil-acrilato, etil-acrilato, metil metacrilato)

Viniliche: Sono rappresentate dall’omopolimero (acetato di polivinile) o derivanti dalla combinazione fra l’estere vinilico con monomeri quali il versatico, cloruro o etilene (Vinil-acetato, Vinil-versatato, Vinil-etileniche)

Stirolo-acriliche: Derivate dalla combinazione dello stirene con l’acido acrilico

Silossaniche: Derivanti dalla chimica del silicio, modificate con componenti organiche nella fase di polimerizzazione.

Sono i più utilizzati nel campo dei prodotti vernicianti per superfici murali; il loro meccanismo di essiccazione è principalmente di tipo fisico.

I vantaggi dei prodotti vernicianti a base acqua:

Gli svantaggi sono:

I leganti all’acqua si possono principalmente dividere in due categorie:

• Sono diluibili con acqua

• Consentono una facile pulizia degli utensili

• Essiccano rapidamente

• Sono ininfiammabili

• Sono applicabili su supporti di diversa natura

• Emettono poco odore durante l’essiccazione

• Sono facili da applicare

• Sono molto meno pericolosi per l’uomo e l’ambiente

• Sono molto sensibili alle condizioni ambientali in applicazione, ad es. temperature sotto 5°C o sopra i 35°C e umidità relativa dell’aria superiore a 80%.

• In genere un inferiore potere di penetrazione del supporto rispetto ai prodotti a solvente.

• Necessità di conservare gli imballi al riparo dal gelo o da agenti atmosferici.

• Leganti organici

• Leganti inorganici ( minerali )

Prodotti a base acqua

Prodotti a base acqua - Leganti organici

K2OSiO2 • H2O + H2O +CO2 ➙ SiO2 • H2O + H2O + K2CO3 ➙ SiO2 • H2O (Gel) ➙ SiO2 (vetroso)

+ H2O pH=12 pH≈11

+ H2O

Idrossido di calcio (Calce): è il più antico legante della storia, che può essere utilizzato sia in polvere (fiore di calce) o in pasta (grassello). La reazione chimica che porta alla formazione del carbonato di calcio è la seguente:

Silicato di potassio: Pitture a base di silicato venivano impiegate già nella seconda metà dell’ottocento, ed utilizzano come legante principale il silicato di potassio in soluzione acquosa. La reazione chimica che porta alla formazione del reticolo di silice (SiO2) è di seguito riportata.

CaO + H2O ➙ Ca(OH)2

Ca(OH)2 + CO2 ➙ CaCO3 + H2O

• lungo olio, con la quantità di oli superiore al 55%

• medio olio, con la quantità di oli compresa fra il 45 e il 55%

• corto olio, con la quantità di oli compresa fra il 30 e il 45%

Resine alchidiche e glicero-ftaliche: essiccano a seguito dell’evaporazione del solvente (es. acqua ragia) e dalla ossidazione dei legami insaturi degli acidi grassi.

La percentuale e tipologia di oli determina le caratteristiche delle resine quali: elasticità, ingiallimento, tempi di essiccazione, resistenza meccanica. Sono classificate in:

Resine Acriliche, Stirolo-Acriliche, Viniliche: sono resine sciolte in solventi aromatici o alifatici ed essiccano fisicamente per evaporazione del solvente; vengono impiegate in genere per la preparazione dei fondi consolidanti per supporti murali

Le prime due sono utilizzate nel settore edile per la produzione di vernici, smalti e prodotti di fondo per legno e metalli, mentre la terza nel settore industriale per la produzione di prodotti a rapida essiccazione.

Prodotti a base acqua - Leganti minerali

Leganti in sistemi a solvente

L’insieme dei pigmenti di una pittura interagisce selettivamente con la luce: se la luce è riflessa interamente rende la pittura bianca, se non è riflessa per nulla è nera, se riflessa parzialmente la pittura risulta colorata con tonalità che dipendono dalle radiazioni assorbite.

i pigmenti possono essere di natura minerale (inorganici) od organica.

Si trovano in natura come terre colorate, oppure si possono riprodurre sinteticamente in laboratorio. Possono essere ossidi metallici come ferro o nichel oppure molecole costituite da metalli differenti (spinelli, spinelli inversi ecc.). Nel passato i più famosi erano l’ossido di piombo e i sali di cromo esavalente, poi banditi dal mercato per la loro pericolosità nei confronti dell’uomo e dell’ambiente.

I principali pigmenti inorganici utilizzati nelle pitture sono:

ossido di titanio anatasio (non resiste all’esterno, sfarina) ossido di titanio (rutilo, resiste all’esterno) biacca (carbonato basico di piombo, non più utilizzato) litopone (miscuglio di solfuro di zinco e solfato di bario, non più utilizzato) giallo (nichel-titanato, bismuto-vanadato, ossidi di ferro) blu oltremare (silicato complesso di alluminio) rossi (ossidi di ferro) etc.

ossidi di ferro

Sempre nel campo dei pigmenti inorganici rientrano anche le cosiddette Terre Naturali.

A questa categoria appartengono le numerose ocre, gialle o rosse, estremamente stabili e resistenti alla luce.

Alle terre naturali appartengono anche alcuni composti chimicamente diversi, come silicati o miscele di ossidi ed idrossidi. Tra questi ultimi troviamo le terre d’ombra e le terre verdi, meno coprenti rispetto alla maggior parte delle ocre, ma sufficientemente stabili.

1.3.2 i pigmenti

Pigmenti inorganici

Bianchi

Neri

Colorati

Sono dei complessi chimici derivati dal carbonio ed ottenuti per sintesi chimica. Rispetto agli ossidi solitamente hanno toni più brillanti con una scelta cromatica più ampia; per contro sono meno coprenti, con ridotta resistenza agli alcali e con resistenza alla radiazione UV molto condizionata dalla loro tipologia.

Gialli: tipicamente derivati azoici Rossi: coloranti azoici insolubili, diossazine, chinacridoni, toluidine etc.

Blu: ftalocianine, Verdi: ftalocianine Neri: grafite/nerofumo

Le loro caratteristiche determinano le proprietà fisiche, meccaniche, gli spessori, il riempimento e l’aspetto superficiale di una pittura o rivestimento. Le cariche più frequentemente impiegate sono le seguenti:

Carbonato di CalCio

E’ il prodotto più antico usato come carica minerale, è insolubile in acqua e inerte alla maggior parte dei veicoli oleoresinosi, ma è sensibile agli acidi diluiti. Il carbonato di calcio si trova in natura sotto diverse forme: calcite, marmo, bianco Meudon etc.

barite E’ solfato di bario, è una delle cariche chimicamente inerti per eccellenza, con alto peso specifico (circa 4 kg/l) talCo

E’ un silicato di magnesio di forma lamellare, è una delle cariche più tenere tra tutte quelle utilizzate. Ha una buona resistenza agli agenti chimici e aumenta la plasticità dei prodotti.

Caolino E’ un silicato di alluminio, in combinazione con l’ossido di titanio aumenta il potere coprente nei prodotti vernicianti.

ossido di siliCio E’ una carica inerte, trasparente, principalmente utilizzata sotto forma di quarzo per conferire riempimento e doti di durezza.

MiCa E’un silicato di alluminio e potassio, di forma lamellare, molto utilizzata nei prodotti per esterno per la sua resistenza agli agenti atmosferici.

Feldspato

Chimicamente è un silicato di alluminio e sodio, è impiegato nel settore dei prodotti vernicianti in sostituzione delle farine fossili per la sua elevata resistenza agli agenti atmosferici

Pigmenti organici

1.3.3 le cariche

1) soluzione: la miscela liquido-solido forma una fase omogenea, si ha una vera soluzione della resina nei solventi prescelti (ad es. silicato di potassio + acqua).

2) emulsione: la resina è insolubile nella fase disperdente e si presenta sotto forma di particelle fini estremamente suddivise (ad es. polimero acrilico + acqua).

I solventi sono sostanze organiche volatili, in forma liquida, che hanno la funzione di tenere in soluzione/dispersione/ emulsione i vari componenti dei prodotti vernicianti e sono utilizzati in formulazione per facilitare il processo produttivo.

I diluenti sono in genere miscele di diversi solventi, aventi la funzione di ottimizzare la viscosità dei prodotti per renderne agevole l’applicazione.

Nei prodotti a base acqua, la stessa ha funzioni sia di solvente che di diluente.

I solventi fluidificano i prodotti vernicianti per:

A queste due interazioni tra solvente e legante corrispondono due distinti meccanismi di formazione del film.

Nel primo caso (soluzione) man mano che il solvente evapora aumenta la viscosità del prodotto fino alla formazione dello strato indurito.

Nel secondo caso il film si forma per coalescenza, ossia con la completa evaporazione del mezzo disperdente le particelle disperse vengono a contatto le une con le altre formando uno strato continuo più o meno poroso;

la loro fusione reciproca avviene sovente con l’aiuto del coalescente, il quale abbandona il prodotto per ultimo consentendo l’intimo contatto delle particelle disperse.

Le varie tipologie di solventi organici sono:

IdrocarburI alIfatIcI ragia minerale, kerosene, ragia vegetale, olio di pino, dipentene, etc. Sono buoni solventi, specialmente per le resine alchidiche

IdrocarburI aromatIcI sono da considerarsi generalmente dei buoni solventi per tutti i tipi di leganti (tipo le nafte pesanti).

GlIcolI In genere buoni solventi, miscibili anche con l’acqua (riducono il punto di congelamento) data la loro elevata polarità (glicoli e glicol-eteri).

1.3.4 solventi e diluenti

Agenti AddensAnti aumentano la viscosità, possono dare anche proprietà tixotropiche, alcuni esempi sono gli eteri di cellulosa o le bentoniti

Additivi reologici vengono impiegati per migliorare le proprietà applicative o per conferire proprietà specifiche come l’antischizzo, generalmente sono di natura sintetica (acrilica o poliuretanica).

Agenti bAgnAnti rendono la superficie delle particelle del pigmento e delle cariche più affini alla natura del solvente che le deve disperdere; normalmente sono tensioattivi.

Agenti disperdenti stabilizzano la dispersione ottenuta tenendo separate le parti solide tra loro con forze repulsive, impediscono così la riagglomerazione di queste.

Agenti AntisedimentAnti si oppongono alla forza di gravità tenendo in sospensione i pigmenti e le cariche.

Evitano la formazione di depositi duri o effetti di sineresi.

Agenti AntischiumA agiscono sulla tensione superficiale e abbattono la schiuma che si forma durante il processo di dispersione.

conservAnti proteggono la pittura in barattolo dall’aggressione di batteri, lieviti e muffe.

AntimuffA e AntiAlgA proteggono il film di pittura essiccato dall’aggressione di muffe e alghe.

Agenti idrorepellenti conferiscono proprietà idrorepellenti al prodotto applicato disponendosi sulla superficie del film. Sono generalmente paraffine o derivati siliconici.

inibitori di corrosione servono a impedire l’ossidazione del supporto ferroso evitando la formazione di ruggine nelle fasi immediatamente successive all’applicazione.

essiccAtivi si utilizzano nei prodotti alchidici a solvente o all’acqua, per accelerare il processo di essiccazione.

Sono generalmente utilizzati in piccole quantità, ma il loro utilizzo può risultare fondamentale. Alcuni hanno lo scopo di conferire specifiche prestazioni ai prodotti, altri servono ad ottimizzare i processi produttivi e la stabilità dei prodotti stessi.

I più comuni sono:

1.3.5 Additivi

Volume ( Pigmento + Cariche )

Volume ( Pigmento + Cariche + Contenuto secco del legante ) % PVC = x 100

La formulazione di una pittura o smalto viene sviluppata e studiata in relazione alle caratteristiche e proprietà che deve mantenere nel tempo.

Nella correlazione fra proprietà del film e concentrazione dei singoli componenti, i volumi di questi sono molto più importanti dei loro pesi, a causa delle differenze di densità esistenti tra loro.

Per esprimere la quantità (in volume) in un pigmento contenuto nel film secco di pittura, è stato adottato il concetto di concentrazione in volume delle cariche e del pigmento (Pigment Volume Concentration) che viene definito in percentuale, dalla formula sotto riportata:

A PVC abbastanza basso (es. 20%), vi è una prevalenza di polimero e quindi le particelle di pigmento sono tutte circondate dal legante, formando uno strato continuo e densamente reticolato.

Al crescere del PVC diventa più difficile la formazione di una pellicola continua ed omogenea, perché aumenta il rapporto pigmento/legante per unità di volume.

Generalmente smalti lucidi o satinati, protettivi per calcestruzzo e rivestimenti elastomerici sono caratterizzati da un valore di PVC basso, mentre pitture per interno, traspiranti, tempere, cementiti etc. hanno valori di PVC più elevati.

Approfondimento Tecnico

Capitolo 2 - La norma EN 1062 al produttore:

• per descrivere il prodotto nelle schede tecniche e nelle etichette;

• per collaudarlo prima di immetterlo sul mercato;

• per eseguire confronti fra i suoi prodotti e quelli della concorrenza;

al committente:

• per verificare se il prodotto soddisfa i requisiti richiesti o dichiarati;

• per eseguire confronti fra prodotti diversi per costo o per natura o per produttore;

all’applicatore:

• per verificare se un prodotto è idoneo ad una determinata applicazione;

• per controllare le caratteristiche del prodotto applicato.

Capitolo 2 - La norma EN 1062

Spesso, la terminologia e le definizioni che accompagnano le caratteristiche di un prodotto rendono difficile confrontare e differenziare i prodotti all’interno della stessa categoria di appartenenza.

L’utilizzo delle normative di riferimento è così divenuto sempre più frequente ed importante anche nel settore dell’edilizia. A fronte di una situazione poco chiara, gli enti normatori, hanno emesso delle normative che, se utilizzate, permettono di identificare e misurare i criteri che occorre considerare nel valutare l’idoneità di un sistema di verniciatura.

Una norma, pertanto, può essere definita come lo strumento più chiaro e completo per comunicare le caratteristiche di un prodotto e ciò rientra anche nell’ottica di una maggiore trasparenza di informazioni a tutela del progettista o consumatore, al fine di orientarlo sul miglior utilizzo di un prodotto verniciante.

E’ doveroso puntualizzare che indicare, e seguire, le norme di riferimento (se non viene indicato da una legge, come nel caso degli incapsulanti per cemento-amianto) è un atto puramente volontario, pertanto il produttore che dichiara un prodotto conforme ad una norma ha il vantaggio di valorizzare il prodotto stesso e se stesso.

È bene precisare che spesso le norme, oltre a non dare indicazioni sulla composizione delle pitture, non prescrivono i valori che le caratteristiche devono avere per essere idonee ad un determinato utilizzo; esse indicano invece le proprietà importanti da prendere in esame, come eseguire le misure per determinare tali caratteristiche e, infine, la classificazione da attribuire in base ai valori numerici ottenuti.

Basandosi su questa classificazione, il progettista o l’impresa o l’utilizzatore finale potranno scegliere la pittura più idonea ad un determinato scopo, tenendo conto dei fattori più importanti da prendere in considerazione quali, tipologia della costruzione, esposizione e condizioni climatiche ecc.

2.1 Introduzione

La carat ter izzaz ione è ut i le:

Inoltre, le norme consentono la redazione delle specifiche tecniche: documenti importanti e determinanti in molte fasi dell’attività sia tecnica, sia commerciale.

Per il settore di impiego delle vernici per l’edilizia esistono gruppi di norme dedicate ai prodotti utilizzati sia per interno sia per esterno che classificano tali prodotti e specificano i metodi per la misurazione delle loro caratteristiche facendo riferimento ad altre norme tecniche.

La norma di riferimento per le pitture e i sistemi ( cicli ) di verniciatura di opere murarie o di calcestruzzo all’esterno è la UNI EN 1062.

UNI EN 1062 - 1 — PITTURE E VERNICI.

PRODOTTI E SISTEMI DI VERNICIATURA PER MURATURE E

CALCESTRUZZO ESTERNI.

pArte 3 Determinazione e classificazione del grado di trasmissione dell’acqua liquida (permeabilità).

Marzo 2001 pArte 6 Determinazione della permeabilità all’anidride carbonica.

Dicembre 2003 pArte 7 Determinazione della resistenza alla screpolatura (“crack-bridging”).

Giugno 2005 pArte 11 Metodi di condizionamento prima delle prove.

Dicembre 2003

Lo scopo di tale norma è definire i criteri generali, e le caratteristiche più importanti, che dovrebbero essere tenute in considerazione per la scelta del tipo di rivestimento da utilizzare in esterno a seconda del tipo di supporto e per i diversi scopi principali, che possono essere:

Questa è la prima parte ( Parte 1 ) di una norma costituita da più parti, comprese tutte sotto lo stesso titolo generale ( Pitture e Vernici. Prodotti e sistemi di verniciatura per murature e calcestruzzo esterni ) e che vengono citate nella stessa.

Conservazione: trattamento avente l’obiettivo di mantenere il supporto in una condizione che sia la più vicina possibile allo stato originario (ad es. dare idrorepellenza);

Decorazione: trattamento primario per modificare o ripristinare l’aspetto del supporto (ad es. dare colore, brillantezza);

Protezione: trattamento avente l’obiettivo di proteggere il supporto da acqua, azione atmosferica, chimica, meccanica, biologica;

Parte 1: Classificazione

Classificazione

Capitolo 2 - La norma EN 1062 2.1 Introduzione

Una pittura con funzione protettiva, può avere anche funzione decorativa.

Le caratteristiche prese in considerazione dalla norma ed i test normati indicati possono essere riassunti nella seguente tabella:

La prima parte della norma, riguarda il tipo di legante del prodotto che può essere classificato in base:

• Alla natura chimica: per esempio resina silossanica, resina acrilica, silicato alcalino etc. A questo proposito, per entrare più nel dettaglio, ci sono Norme (come la tedesca DIN 18363 o come la francese AFNOR FDT 30-808, classe 10 C NFT 36-005) che entrano nello specifico, dando anche indicazioni sulla percentuale di legante che deve essere presente in una data formulazione, affinché il prodotto possa o meno appartenere ad una determinata categoria. Nel primo caso, ad esempio, si definisce prodotto minerale solo quello il cui contenuto di sostanza organica sia inferiore al 5%; mentre, la seconda indica il rapporto minimo tra i leganti per poter definire un prodotto silossanico (40% di resina silossanica sul totale delle resine presenti nel prodotto);

• Allo stato fisico: può essere in dispersione o in soluzione, può essere in acqua o in solvente organico.

CaratteristiCa Metodo di Misura osservazioni d e s C r iz io n i

• Per tipo di legame

• Per stato fisico del legame

• Descrittiva

• Descrittiva

C l a s s if iC a z io n e g e n e r a le

• Brillantezza

• Spessore della pellicola

• Granulometria

• Permeabilità al vapore acqueo

• Permeabilità all’acqua liquida

• Resistenza alle screpolature

• Permeabilità all’anidride carbonica

( G )

( E )

( S )

( V )

( W )

( A )

( C )

• EN ISO 2813

• EN 1062-1

• EN ISO 1524, ISO 787-7, ISO 787-18

• UNI EN ISO 7783

• UNI EN 1062-3

• UNI EN 1062-7

• UNI EN 1062-6

• Prestazionale

• Prestazionale

• Descrittiva

• Prestazionale

• Prestazionale

• Prestazionale

• Prestazionale

Descrizione

Capitolo 2 - La norma EN 1062 2.1 Introduzione

Questa proprietà valuta l’aspetto visivo della pellicola del prodotto dandone un’interpretazione oggettiva attraverso un valore numerico.

Il test viene eseguito secondo la norma EN ISO 2813, mediante l’utilizzo del glossmetro con opportuna scelta dell’angolo della luce incidente: per le pitture murali si usano angoli di 60° e 85°. In particolare, la lettura a 85° serve a meglio differenziare pitture con basso grado di brillantezza.

Determinando questa caratteristica, si ricava la dimensione maggiore delle particelle presenti in quantità significative nel prodotto. A seconda delle dimensioni verrà utilizzato un metodo differente: sino a 100 μm si ricorre all’uso del grindometro, secondo norma EN ISO 1524; oltre 100 μm si prevede l’utilizzo di setacci, come da norma ISO 787-7 e ISO 787-18.

Le particelle di dimensioni maggiori vengono utilizzate per ottenere effetti estetici speciali. In genere, le pitture che le contengono vengono applicate con attrezzi speciali (come il frattazzo) e con spessori notevoli, costituendo i cosiddetti “rivestimenti plastici continui”. A causa dell’elevato potere mascherante del supporto, talvolta vengono applicate in sostituzione di un secondo strato di intonaco.

Lo spessore medio della pellicola viene calcolato in laboratorio in funzione della resa, ossia della quantità applicata su di un’area nota, tramite l’utilizzo di una semplice equazione riportata nella EN 1062-1.

L’importanza di tale determinazione, oltre che prestazionale, sarà poi presa in considerazione dall’utilizzatore finale per la scelta del prodotto, indicando il dato in scheda tecnica.

Il valore misurato costituisce un valore teorico in quanto quello pratico è soggetto ad un numero molto elevato di variabili da caso a caso (ad es. rugosità e stato del supporto, dimensione e forme della superficie, sistema applicativo).

2.2.1 Brillantezza G EN ISO 2813

2.2.3 Granulometria S EN ISO 1524, ISO 787-7, ISO 787-18

2.2.2 Spessore della pellicola E EN 1062-1

Capitolo 2 - La norma EN 1062 2.2 Classificazione generale

2.2 Classificazione generale

I prodotti vernicianti possono influenzare lo scambio di vapore tra l’atmosfera ed il supporto dove sono applicati.

In particolare, maggiore è la permeabilità, e quindi maggiore è la rapidità con cui si giunge ad un equilibrio interno/ esterno, migliore sarà la preservazione del sistema rivestimento/supporto nei confronti di alcuni tra i più comuni fenomeni di degrado delle facciate ( ad es sfogliamento, formazione di muffe, efflorescenze ). È necessario chiarire subito come tali danni sono dovuti anche ad un insieme di altri fattori, valutabili con diverse grandezze, che risultano tutti legati tra loro.

Il test indicato è l’UNI EN ISO 7783-2 che permette di determinare sperimentalmente il grado di permeabilità al vapore acqueo.

Per avere un flusso di vapore bisogna avere un gradiente di umidità relativa (U.R.) tra i due lati del provino. In questo caso il prodotto viene applicato su di un supporto di opportuna porosità, essiccato e condizionato.

Il provino ottenuto viene posizionato come coperchio di una capsula contenente una soluzione satura di un sale di ammonio (diidrogeno fosfato) in grado di creare, all’interno della capsula, un’umidità relativa costante (93%).

Tale capsula, conservata in ambiente a temperatura (T) e umidità relativa (U.R.) controllate, viene pesata ad intervalli regolari, per almeno tre giorni, fino al raggiungimento di una variazione di peso costante nel tempo (flusso di vapore stazionario).

Si ricava così il grado di permeabilità al vapore acqueo V espresso come g/m2d.

Dal valore V, attraverso un’equazione, si ricava Sd che è lo spessore di uno strato d’aria che offre la stessa resistenza al passaggio del vapore della pittura in esame. Tale grandezza è legata allo spessore della pittura secondo la seguente relazione:

Sd= μ•S dove S è lo spessore del rivestimento espresso in metri, e μ è l’indice di resistenza alla diffusione del vapore tipico di ogni materiale, un numero puro dato dal rapporto fra la resistenza offerta da quel prodotto e la resistenza di un uguale spessore di aria.

Il valore μ, tanto maggiore quanto maggiore è la resistenza del materiale alla diffusione del vapore, è una grandezza interessante, in quanto è una proprietà additiva. Ciò significa che, noto il valore µ dei vari materiali che costituiscono una parete (pittura, intonaci, mattoni, eventuale strato isolante), moltiplicando ogni valore μ per lo spessore (espresso in metri) di quel materiale e sommando i valori ottenuti, si ottiene il valore Sd dell’intera parete.

2.2.5 Permeabilità all’acqua liquida W UNI EN 1062-3

Questa proprietà misura la capacità di un singolo prodotto verniciante di preservare il supporto dalla penetrazione dell’acqua ( pioggia, neve, condensa ) che oltre ad essere causa di degrado della facciata, agevolando i fenomeni già descritti in precedenza, influenza la conducibilità termica del muro. Quindi si ha una maggiore dispersione del calore di riscaldamento o, nei mesi estivi, una maggiore penetrazione da calore dall’esterno con aumento dei consumi energetici di condizionamento. Inoltre nei periodi invernali, in climi freddi, l’acqua penetrando nel supporto potrebbe gelare ed aumentando di volume (circa 10%) potrebbe contribuire alla disgregazione dell’intonaco.

2.2.4 Permeabilità al vapore acqueo S UNI EN ISO 7783-1, ISO 7783-2

Capitolo 2 - La norma EN 1062 2.2 Classificazione generale

Con il metodo della UNI EN 1062-3 è possibile determinare il grado di permeabilità dell’acqua liquida.

Il prodotto, o meglio il sistema di verniciatura, viene applicato su una faccia di un supporto minerale poroso (ad

es. un mattone) avente le restanti facce impermeabilizzate mediante l’applicazione di prodotti idonei ( di solito resine epossidiche bicomponenti). Successivamente, il provino viene parzialmente immerso in acqua con la faccia verniciata con il prodotto di cui si vuole determinare l’assorbimento, rivolta verso il basso, in condizioni controllate di T e U.R. e pesato ad intervalli stabiliti, determinando la proporzionalità tra aumento di peso e la radice del tempo.

In questo modo, è possibile determinare la quantità di acqua che un materiale assorbe per unità di superficie in un dato tempo.

Anche per questa grandezza esiste un’equazione:

W = w / ( a • √t ) dove:

W è la quantità d’acqua assorbita per unità di superficie nell’unità di tempo, espressa in kg/m2t0.5;

W è la quantità d’acqua assorbita nel tempo t;

a è l’area della faccia verniciata;

t è l’intervallo valido del tempo di misurazione, nel quale l’assorbimento d’acqua è proporzionale alla radice quadrata di t.

Poiché tale metodo presenta limiti non trascurabili, risultando non semplice non rapido e non molto preciso, è in corso una proposta di revisione.

Ogni famiglia di prodotti per esterno ha dei valori di assorbimento e permeabilità tipici anche se, a seconda del formulato, si possono avere valori molto diversi nell’ambito della stessa famiglia.

Può comunque essere interessante confrontare i valori delle due grandezze appena descritte per alcune di queste. Il confronto è ricavabile dai grafici di seguito riportati.

Relazione tra permeabilita’ e teoria di Kunzel

Capitolo 2 - La norma EN 1062 2.2 Classificazione generale

Figura 1: Sd di alcuni prodotti vernicianti (spessore applicato=0,00014 m=140 μm). Figura 2: W (kg/m2•h0,5) (spessore applicato=0,00014 m=140 μm).

I valori presi in considerazione sono relativi a dati sperimentali medi, ottenuti testando più prodotti di una stessa famiglia. Pertanto, sono da ritenersi puramente indicativi.

È possibile notare come una stessa famiglia di prodotti presenti buona permeabilità al vapore, ma alto assorbimento d’acqua ( ad es. pitture alla calce ) o viceversa ( acrilici a basso PVC ).

Infatti, è utile sottolineare che la permeabilità all’acqua liquida e al vapore acqueo, dei prodotti vernicianti, sono influenzate da diversi fattori che comprendono, oltre alla natura chimica–fisica del legante, il PVC del prodotto e la composizione dello stesso (ad es. additivi idrofobici, forma delle cariche, ecc...).

Un sistema ideale invece dovrebbe avere contemporaneamente:

Le tre condizioni di Kunzel non fanno parte di alcuna norma sulle pitture, tuttavia costituiscono sempre una utile guida per valutare la validità di una pittura murale per esterno dal punto di vista delle due permeabilità.

In sostanza, esse affermano quanto già sopra descritto e cioè che in una pittura l’acqua non deve entrare, ma che se entra deve anche poter uscire e che deve esserci un equilibrio tra queste due caratteristiche.

Queste grandezze sono state misurate e messe in relazione a valutazioni sperimentali eseguite in circa 50 anni di studio da un ricercatore tedesco, Helmut Kunzel, fino a giungere a dei vincoli che permettono di delimitare un’area entro cui una pittura da esterno possa considerarsi efficace nel tempo. In particolare, secondo Kunzel devono essere rispettate le tre condizioni di seguito:

W<0,5Kg/m2h0,5 sD<2m

W•sD<0,1Kg/m2h0,5

Queste tre condizioni possono essere rappresentate mediante il grafico riportato di seguito.

• buona permeabilità al vapore;

• buona impermeabilità all’acqua liquida;

• buona capacità di consentire all’acqua che entra di uscire facilmente, ma allo stesso tempo la necessità di limitare la quantità d’acqua in entrata poiché al di sopra di certi limiti avrà difficoltà ad uscire nonostante il sistema sia traspirante.

Capitolo 2 - La norma EN 1062 2.2 Classificazione generale

Figura 3: Grafico di Kunzel.

E’ comunque interessante posizionare all’interno dell’area circoscritta dai parametri di Kunzel alcune delle famiglie più utilizzate tra i prodotti vernicianti per esterno, come di seguito riportato in figura.

Come si può notare anche dal grafico, secondo questi parametri le pitture silossaniche sarebbero quelle che meglio rispondono a questa regola; è noto, però, che le variabili da prendere in considerazione sono anche altre.

Le screpolature non sono solo un problema estetico ma costituiscono una via di penetrazione per l’acqua e gli agenti inquinanti con tutte le problematiche che ne possono conseguire nel deterioramento di una facciata. È infatti noto che l’acqua meteorica trascina con sé alcuni degli agenti inquinanti dell’aria: primi fra tutti i composti acidi, che danno origine alle famigerate piogge acide e sono i peggiori nemici del carbonato di calcio presente nelle opere murarie come intonaci o pitture.

È possibile determinare sia la resistenza alla screpolatura statica che a quella dinamica, tuttavia quest’ultima riguarda solo costruzioni soggette a vibrazioni (ad es. ponti e parcheggi multipiano).

La determinazione viene eseguita secondo modalità in accordo con la Parte 7 della norma UNI EN 1062, la quale prevede due metodi:

• metodo A: la crepa, sovra verniciata con la pittura in esame, viene allargata fino alla rottura del film di pittura: si registra l’ampiezza della screpolatura alla quale è avvenuta la rottura.

• metodo B: la crepa viene sottoposta a vibrazioni secondo un ciclo definito sino alla rottura o sino al completamento del ciclo dinamico.

La resistenza alla screpolatura statica può essere determinata a differenti temperature. Il livello minimo della classificazione stabilisce la resistenza ad una screpolatura di 100 µm ad una temperatura di 23 °C: i livelli superiori arrivano ad ampiezze di screpolature fino a 2500 µm (2,5 mm), a temperature di –10 °C.

2.2.6 Resistenza alle screpolature A UNI EN 1062-7

Capitolo 2 - La norma EN 1062 2.2 Classificazione generale

Figura 5: Collocazione di alcune famiglie di pv nel diagramma di Kunzel.

Questa caratteristica è particolarmente importante nel caso di prodotti utilizzati nella protezione di strutture in cemento armato. Infatti, la diffusione di anidride carbonica nel supporto cementizio causa il processo di carbonatazione e, di conseguenza, un abbassamento del pH basico del cemento, indispensabile per assicurare la passivazione del tondino di acciaio annegato nella struttura. Se il pH scende al di sotto di un certo valore (pH 9), il ferro può iniziare a corrodersi producendo ossido di ferro ( ruggine ).

La formazione di ruggine è accompagnata da fenomeni espansivi, e cioè l’aumento di volume all’interno del calcestruzzo, che generano tensioni interne. Quando la sovrapressione supera la resistenza a trazione del materiale si ha la fessurazione del copriferro con conseguente espulsione locale del copriferro (cricca o spalling se l’espulsione è angolare) o totale delaminazione (quando l’effetto dirompente interessa più ferri vicini). In casi estremi, a parte i danni estetici, si può avere un indebolimento della struttura, dovuta al calo della resistenza a trazione.

La norma UNI EN 1062-6 prevede due metodi per la determinazione di questa grandezza: uno è il metodo gravimetrico, l’altro con gas di trasporto.

Nel primo caso, gravimetrico, il prodotto viene applicato su una faccia di un supporto poroso, come avviene per la prova della permeabilità al vapore acqueo. Essiccato e condizionato, il provino viene posizionato come coperchio di una capsula contenente un materiale fortemente assorbente di anidride carbonica, come l’idrossido di sodio. La capsula viene poi collocata in una camera di prova, in atmosfera secca di anidride carbonica e pesata ogni 24h sino a peso costante.

Nel secondo caso, con gas di trasporto, il provino viene preparato secondo il metodo precedentemente descritto e viene fissato a tenuta tra le due metà della cella di permeazione: in una viene fatta fluire il gas di misurazione, formato da aria secca contenente il 10% in volume di anidride carbonica, nell’altra il gas di trasporto, che viene trasportato ad un sistema di rivelazione (spettrometria a raggi infrarossi o gascromatografia).

La determinazione si effettua quando si raggiunge un livello stazionario nel gas di trasporto. La permeabilità all’anidride carbonica viene calcolata secondo le formule riportate per ciascuno dei due metodi.

Per entrambi i metodi, una volta determinata la permeabilità all’anidride carbonica, tramite il calcolo dello spessore d’aria equivalente, si ottiene il valore di resistenza alla diffusione dell’anidride carbonica espresso come μCO2

Ovviamente più questo valore è basso, tanto più la pittura è efficace nella protezione di opere in cemento (o calcestruzzo) armato.

2.2.7 Permeabilità all’anidride carbonica C UNI EN 1062-7

2.2.8 CODIFICA DEL PRODOTTO

Secondo quanto previsto dalla norma tutte le caratteristiche esaminate possono essere riassunte ed esposte sulla scheda tecnica e/o sulla confezione mediante il seguente schema:

Il numero la classe di appartenenza, determinata da un intervallo stabilito, dei valori numerici misurati per quella determinata proprietà.

È prevista anche la classe 0 (zero), nei casi in cui la misura di quella determinata caratteristica non è stata valutata, in quanto non prescritta per quella prestazione.

La tabella sottostante è un esempio di una suddivisione in classi per quanto riguarda la caratteristica di permeabilità al vapore.

en 1062-1 g1 e2 s1 v2 W2 A0 c0

Dove la lettera indica la grandezza caratteristica:

g Brillantezza e Spessore pellicola s Granulometria v Permeabilità al vapore acqueo

W Permeabilità all’acqua

A Resistenza alla screpolatura c Permeabilità all’anidride carbonica clAsse requIsIto g / m2d m *

V0

V1

ALTA > 150 < 0.14

V2 MEDIA ≤ 150 e > 15 ≥ 0.14 e < 1.4

V3

BASSA ≤ 15 ≥ 1.4

* valori di Sd calcolato secondo la UNI EN ISO 7783-2

**permeabilità al vapore non richiesta

E’ sempre bene sottolineare e ribadire che uno schema descrittivo delle classi di appartenenza di un prodotto, non fornisce indicazioni di qualità sullo stesso, bensì un sistema di caratterizzazione e confronto tra le varie pitture.

Questo tipo di indicazione è preferibile rispetto a quella riportante valori numerici, in quanto spesso l’utilizzatore può erroneamente pensare che le differenze numeriche tra due diverse pitture siano significative e siano prova di notevole differenza tra le proprietà delle stesse, quando invece entrambe ricadono all’interno della stessa classe di appartenenza (es. alta).

Naturalmente bisognerà in qualche modo provvedere ad una adeguata “comunicazione” tra le parti in quanto i vari G1,V2, etc, che si possono trovare in un’etichetta sprovvista di leggenda sono di difficile interpretazione e comunque i limiti di classe di appartenenza possono generare incomprensioni.

La norma 1062-1 nella sua ri-edizione del giugno 2005 ha aggiunto un Allegato A che fissa i criteri generali che devono essere presi in considerazione da utilizzatori ed applicatori per la scelta dei sistemi di verniciatura per esterno.

L’osservazione di questi criteri permetterà di avere dai prodotti vernicianti le migliori prestazioni indicate dai produttori e in accordo alle norme.

Tali principi possono essere applicati sia ai sistemi all’acqua che a quelli a solvente, sia per opere nuove che in caso di manutenzione.

2.3 Allegato A

IdentIfIcAzIone del supporto:

lA prImA fAse consIste nell’IdentIfIcAre Il tIpo dI supporto che sI dovrà tInteggIAre:

cemento, mAterIAle cAlcAreo, stucco, mAttone, pIetrA, pAnnellI per rIvestImentI.

dIAgnosI:

A. dIAgnosI del supporto

Inteso come osservAzIone delle cArAtterIstIche del substrAto:

porosItà, presenzA fessure crepe, presenzA muffe, umIdItà, AlcAlInItà deI mAterIAlI, presenzA dI muffe o Alghe, precedentI pItture.

b. vAlutAzIone deI fAttorI strutturAlI dell’edIfIcIo sono glI elementI ArchItettonIcI che InfluenzAno lA strutturA sIA per quAnto rIguArdA lA permeAbIlItà Al vApore che All’AcquA. esempI sono superfIcI orIzzontAlI, vertIcAlI o InclInAte che possono dAr luogo A zone A dIversA esposIzIone.

c. fAttorI AmbIentAlI l’AmbIente In cuI sI trovA lA superfIcIe dA tInteggIAre hA un ruolo ImportAnte: è bene vAlutAre se le superfIcI sono rIpArAte o esposte, le condIzIonI clImAtIche AbItuAlI (temperAturA umIdItà, pIoggIA) Incluso lA vIcInAnzA con Il mAre o l’AltItudIne, l’AmbIente urbAno o IndustrIAle o rurAle.

d. vAlutAzIone dellA durAtA lA durAtA dI un pv correttAmente ApplIcAto è dIpendente dAl grAdo dI esposIzIone, dAlle condIzIonI AmbIentAlI cuI…

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